Souvenir gastronomici: la Malaysia si racconta

Palau Redang: ultima tappa di un viaggio meraviglioso…

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Mare dai colori caraibici, tramonti mozzafiato, fondali variopinti, resi unici dai colori dei coralli e dai pesci che vi nuotano intorno… C’è Nemo, che ha la su casetta vicino ad un anemone di mare, ci sono alcuni pesci giganti che nuotano indisturbati, spingensosi quasi a riva… Ieri abbiamo visto tre squaletti aggirarsi tra le boe: hanno detto che siamo stati fortunati, perchè è un evento raro… Un evento raro che ti fa nuotare veloce fino al bagno asciuga…
Sei giorni paradisiaci, per amare ancora di più questa terra.

E ogni città visitata mi ha regalato un ricordo, un profumo, un sapore: souvenir preziosi da immortalare.

Kuala Lumpur – Nasi Lemak

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È la prima colazione della vacanza, siamo nella capitale, hotel Federal… Il posto d’onore del buffet è per il piatto nazionale: riso cotto con latte di cocco e foglie di pandano (il pandano è considerato, per il suo aroma, la vaniglia d’oriente), servito su foglie di banana. Una sinfonia raffinata di sapori che si fondono dolcemente, in contrasto con gli accompagnamenti salati della tradizione: le acciughe secche fritte, croccanti, saporite, speciali; il sambal, una salsa a base di chilli e pasta di gamberi; i cetrioli a rondelle; le arachidi tostate. Un piatto semplice, ma irrinunciabile anche se è mattino presto.

Malacca – Chee Cheong Fun

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Tofu a strisce o a semisfera e tocchetti di “pappardelle” di riso arrotolate, da intingere in una densa salsa di soia, o al curry o al chilli. La cucina cinese si fonde con quella malese in un risultato nuovo, diverso, mai provato. È il mio ricordo di questa città, famosa per la sua chinatown, molto carina e pittoresca…

Cameron Highland – Satay

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Avevo letto di questa specialità locale, così quando il nostro autobus si ferma vicino a un super market, lo snobbiamo piacevolmente e ci fiondiamo tra le bancarelle di un mercato alimentare… Zig-zagando fra frutta mai vista prima, dolci curiosi, involtini sconosciuti e carni arrostite, arriviamo alle bancarelle che speravo: piccoli spiedini di pollo o di manzo da intingere in una salsa di arachidi un po’piccante… Una versione orientale degli arrosticini, con un sapore dolciastro, merito della marinatura che precede la cottura alla griglia, un sapore che invoglia ad abusare della salsa di arachidi… Da intervallare con cetrioli freschi e cubetti di riso pressato.
A Chang Mai avevo mangiato qualcosa di simile, e la memoria di quella sera passata nell’albergo tailandese in stile coloniale, il mercato notturno sullo sfondo, rende gli spiedini ancora più buoni.

Belum forest – Bun

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La giungla selvaggia che si specchia sul lago silenzioso. Gli alberi maestosi, la rafalesya (il fiore più grande al mondo, emblema della regione) quasi inquietante, gli spazi impenetrabili… Non mi ricorderò della giungla per la sua cucina, piuttosto mediocre, ma è qui che oso per la prima volta… E nel mio piatto scivola un dolce strano, sembra un grande raviolo cinese… La verità è che si tratta di una pasta di riso lavorata fino ad assumere la consistenza di in marshmallow, ma con una dolcezza appena accennata e un cuore che fa la differenza, perchè all’interno si può trovare una composta di pandano, o di fagioli rossi dolci, o di fiori di loto, il mio bun preferito: sobrio ed elegante.

Penang – Penang laksa

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Penang, capitale della cucina a base di pesce… È in questo piatto che associo due mie passioni: la zuppa e il pesce.
Noodles di riso, germogli di soia, una juliene di cetrioli, zenzero, lemongrass, cipolla, ananas e l’immancabile pasta di gamberi… Tutti immersi in una zuppa di pesce insaporita dal tamarindo. Mi rimarrà nel cuore.

Redang – Roti canai

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È l’ennesimo piatto della colazione, prima di partire con la barca verso il parco marino…
La preparazione è affascinante: un impasto elastico a base di acqua e farina viene steso e poi arrotolato, in modo da incorporare aria all’interno, si lascia riposare alcuni minuti, prima di appiattirlo e farlo cuocere su una piastra rovente. Il legame con il Marocco è ecclatante, mi ricorda subito la piadina delle colazioni a Fez. Caratteristica della preparazione malesiana è la croccantezza esterna, che la rende simile ad una crêpe, insieme alla morbidezza dell’interno. E poi il tocco finale: viene “stropicciata” dalle abili mani delle donne che la cucinano, prima di esser servita con il dhal (zuppa di lenticchie al curry) e una tazza fumante di teh tarik (tè con il latte).
Semplicemente divina!

Infine c’è la papaya:

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Non la riesco ad associare ad un luogo in particolare, perchè tutti i pasti finivano con alcuni cubetti dolcissimi di questo frutto dalle mille virtù. Non so se, una volta tornata a casa, potrò a farne a meno…

Forse il post è diventato un po’ troppo lungo, ma ognuno può leggere ciò che vuole.. Solo i titoli, solo le figure, solo il primo piatto: a ciascuno la Malaysia che desidera…

La Tante C.

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