Der Norden

L’Europa: un continente che ti stupisce tutte le volte che decidi di intraprendere un nuovo viaggio, che sia in treno ad alta velocità attraversando Francia e Spagna lungo una notte da sogno, che sia cavalcando una BMW con le valigie cariche e il vento penetrante, che sia a bordo di un’auto (una fiammante decappottabile ma anche una banale utilitaria), insomma…l’Europa è meravigliosa. Trovi di tutto, le culture e le civiltà più antiche di sempre che si affacciano sul Mediterraneo, ma anche il freddo nord.

On the road

Oggi vi racconto di un viaggio, durato tutta la mia vita, attraverso quelli che per molti sono territori poco considerati e sottovalutati. Dall’Italia, passando per la Svizzera, la Germania, un pezzetto di Francia, L’Olanda, il Lussemburgo ed infine il Belgio.

Svizzera, Lugano: Hotel Villa Castagnola , un 5 stelle (unico ed inarrivabile) che si affaccia sul lago. Entrando con l’auto devi percorrere il vialetto che porta alla villa, dove puoi comodamente scendere dalla vettura e lasciare le chiavi nel cruscotto per il parcheggiatore. Entri e ti senti già una principessa: quando sali in camera, quella con vista lago ovviamente, non puoi non sorridere nello scorgere sul tavolino posizionato sul terrazzo, quello che è un eccellente aperitivo. Un enorme cesto di frutta fresca, primizie dai colori accesi e splendenti; un secchiello con una bottiglia di champagne a temperatura perfetta, calici di cristallo ad attendere lì di fianco; bussano alla porta, servizio in camera che si premura di lasciare ancora due piattini con canapé al salmone affumicato e con gamberetti.  Old ages, here we come! Godersi un lusso così sfrontato, è qualcosa che sfiora il ridicolo, per il mio carattere. Non amo né comprendo a fondo la logica di una spesa tale, solo per un luogo dove passare una notte. Ma erano altri tempi, e un po’ mi divertivo a fare la première dame. In ogni caso, il gioco vale la candela (se avete un baldo giovine che paghi il conto, ovviamente!)

Francia, Strasbourg: birreria Kronenbourg . Amo questa città, luogo di confine, di mille guerre e di altrettante appartenenze a principati, delfinati e Stati. Siamo in Francia, ma siamo in Germania e non manca un tocco di Belgio. Cambiamo genere, e cambiamo compagnia: da Kronenbourg sono andata con mio papà (in due diverse occasioni). A Strasburgo dovete andare sotto Natale: la città è ammantata da un fascino profondo e contagioso…vi ritroverete a cantare Jingle Bells al secondo bicchiere di vin brûlé bevuto al Marchè du Noel. Meraviglia di posto, semplice perfezione.

Germania, Koln: Fruh non ha bisogno di descrizioni, rappresenta il paradigma stesso della birreria tedesca. La birra scorre a fiumi ed è semplicemente deliziosa, arriverete a berne litri (giuro, LITRI) senza rendervene conto e  senza soffrire di postumi da sbronza, ma con un solo contrattempo: passerete almeno la metà del vostro tempo in bagno, a svuotate il serbatoio (passatemi la metafora!). Qui lo stinco di maiale (Schweinshax) viene cucinato al forno oppure in umido: io non riesco a rinunciare alla croccantezza e alla tempra della cottura al forno, ma sono entrambi divini. Ci si viene anche in estate da Fruh, con una miriade di tavoli sulla piazza meravigliosa. E poi i frankfurter sono da provare. Amo questo luogo, possiede un pezzetto del mio cuore e del mio desiderio incoscio di Germania: la tante A. infatti viene da molti definita una vera crucca, e lei non disdegna affatto (non di certo per la chioma bionda e l’altezza da vichinga…proprio non per questo!). Se poi riuscirete ad alzarvi dal vostro tavolo con ancora un briciolo di coscienza e lucidità, dovete andare a cercare una venditrice di berliner: il vero krapfen alla crema o alla marmellata di mirtilli…che altro dire?

Lo stinco di Fruh

Olanda, Haarlem: siamo nei Paesi Bassi, ci si arriva dopo una decina di ore di macchina ( accelerendo in Germania dove non ci sono limiti di velocità). Terra di mulini a vento, di formaggi bianchi e di birra, per molti questo paese meraviglioso è erroneamente identificato con Amsterdam. Ad Amsterdam ci sono stata due volte, in pieno inverno e nel bel mezzo dell’estate: bellissima città…ma se passate dall’Olanda fate una gita ad Haarlem: cittadina piovosa, quieta e splendente, boutiques scintillanti si susseguono lungo la strada principale, pedonale ovviamente, biciclette ovunque, uomini e donne bellissimi, fiori sui balconi, finestre aperte, gatti e cani che si godono la vita. Grazie all’attendibilità della guida Routard, ho trovato un ottimo ristorantino anche in quest’angolo d’Europa non certo noto per le sue delizie culinarie. Un ingresso da un portone al pianterreno ti conduce subito al piano di sopra lungo una scala di legno decisamente vissuta e pericolante: il locale è caldo ed accogliente, la cameriera gentilissima (nonchè bellissima, visti i commenti dei due uomini che sono con me!). Mangiamo patate al forno, uno spezzatino di carne molto saporito ma ben equilibrato, birra Leffe e strudel di mele. Conto più che onesto.

Parlando dell’Olanda, però, non posso non citare uno dei bocconi più deliziosi di tutta la mia vita: il panino con l’aringa fresca mangiato sul porto, ad Amsterdam. Un panino semidolce, spalmato di burro morbido salato e adagiato sopra un filetto d’aringa fresca, crudo, abbinato a tre fette di cetriolo. Lo so, sembra qualcosa di forte e selvaggio, di barbaro ed esagerato…invece no, è perfetto, non posso dire altro: l’aringa è un vero burro, la carne è compatta ma assolutamente morbida, quando incontra i denti si disfa senza fare resistenza. Il contrasto gusto del mare-burro salato-e panino dolce è indescrivibile. Prenderei un volo Torino-Amsterdam solo per riprovare quell’emozione.

Haarlem

Lussemburgo, Città di Lussemburgo: ma che posto è? Pochi di voi avranno visitato quest’isola felice al centro dell’Europa, dove non esiste criminalità e povertà. Il mio ricordo da bambina è abbastanza ridicolo:per me Lussemburgo era il paese del E vissero per sempre felici e contenti, paese delle fate e degli gnomi (è pieno di verdi boschi), delle principesse (c’è un castello fiabesco), e degli animali parlanti.

Da grande a Lussemburgo mi sono sbronzata per la prima volta con mio padre, e ho partecipato al miglior buffet di tutti i tempi. Premessa: già solo la parola buffet mi infastidisce, evoca cibi scaldati, cucinati precendentemente, esposti alle intemperie,alle mani e alle salive degli invitati. Ok, tutt’altra situazione: immaginate un salone per le feste, con tanto di guardarobiere che vi accoglie all’ingresso, scendete la scalita e tac, l’Eden…un salone grande come una piazza, dotato di piccoli chioschi, ognuno con un cuoco e un sous-chef, organizzati per cucinare sul momento ogni tipo di delizia…di tutto il Mondo però! Già, perchè oltre ad esserci grande raprresentanza di tutta la Francia (ostriche, langoustines, patè de foie groas e tutto ciò che vi viene in mente), ogni mini-cucina serviva cibo etnico…di una qualità inarrivabile, ve lo assicuro. Quello è stato un paradiso culinario che non ha tutt’ora rivali. Al centro della sala un bar enorme e fornito di ogni tipo di champagne, bottiglie francesi, italiane, argentine. E poi i liquori: calvados, armagnac, cognac di ogni etichetta, bottiglie che fino a quel momento avevo visto solo in riviste patinate. I dolci, alla fine, erano sublimi ma inaccessibili data la quantità di delizie assaporate fino a quel momento (ricordo i gamberi alla thailandese, un sashimi perfetto, i crostini di foie groas, i coquillage freschissimi).Ho memoria della sola prima mezzora del viaggio di ritorno: ho preso un caffè, dopodichè sono crollata in un sonno profondo!

Belgio, Bruxelles: da Noordze mi ha portato la mia amica zingara, che ogni anno cambia città dove vivere. Conosce il mio amore sfrontato per il pesce fresco e di buona qualità: se poi è crudo ancora meglio. E così ci troviamo a sorseggiare vino bianco frizzantino al bancone di quello che è un vero e proprio banco del pesce/ristorante, dove si scelgono le meraviglie da gustare e poi si ha il lusso di assistere alla preparazione del pesce: ricordo, tra i tanti manicaretti, il cannolicchio inciso e scottato appena su una piastra di ghisa, servito con sale grosso e una spruzzata di olio extra vergine d’oliva; delle mini tartine con i gamberi grigi del nord; un sauté di vongole e cozze da non crederci.

Parlando del Belgio non posso non nominare Liège, città dove ho vissuto una parte della mia vita, città del cuore, città degli splendidi ricordi. A Liège ci sono un sacco di posti dove si può mangiare carne deliziosa ( il Vaudree, per esempio), oppure dove gustare le famose boulettes à la liegéoise allo sciroppo ( il Café Lequet), ma per me l’Industrie li batte tutti. Il locale è tutto in legno, caldo e accogliente; una vetrata con
un pass sulla caotica Rue Saint Gilles consente di ordinare e ritirare le deliziose frites per mangiarle per strada. La birra e la carne sono i protagonisti delle cene, ma anche sontuose casseruola di moules o di frattaglie saporite ed invitanti. Le porzioni sono giganti, la crème brulée ottima.
Quanto mi manca il Nord!
La tante A.

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